BOLOGNA, 4 MAGGIO – Si è svolto lunedi sera il quinto appuntamento di Teatri di Vita con le “6 domande sullacultura” ai candidati a sindaco del Comune di Bologna.
Dopo Daniele Corticelli, Massimo Bugani, Stefano Aldrovandi e Angelo Maria Carcano, è stata la volta di Manes Bernardini, il candidato della coalizione del centro-destra, che ha risposto a 6 domande dei giornalisti e 6 domande dal pubblico, visibili già da oggi sul canale YouTube di Teatri di Vita.
Ecco alcune delle dichiarazioni di Bernardini:
ASSESSORE ALLA CULTURA:
Alla domanda su chi sarà il suo l’assessore alla cultura, Manes Bernardini ha risposto che effettivamente ha già un’idea in merito. Ha anticipato che sarà una donna molto conosciuta a cui ha già detto scherzando “tu sarai il mio assessore alla cultura”. Si tratta di “un’esperta del settore che conosce la città, libera di pensiero e non frenata da preconcetti”. Nella sua giunta dovrebbe lavorare in accordo e coordinandosi con l’assessore al bilancio e quello all’urbanistica (che avrà competenze in materia di mobilità e traffico), figure che assieme ad un segretario generale di grande spessore sono considerate da Bernardini i tre pilastri su cui far poggiare la sua Giunta. E comunque l’assessore alla cultura, come gli altri della sua Giunta, non dovranno essere per forza scelti tra iscritti a partiti, ma certamente “assessori capaci e liberi mentalmente”.
SUI GAY:
Il pubblico domanda cosa farebbe se gli chiedessero in caso di vittoria, anche solo simbolicamente, di sposare una coppia gay e Bernardini risponde con un no perentorio, adducendo che la Costituzione Italiana non lo consente e che non è una cosa vicina alla sua formazione culturale, pur non avendo nulla contro gli omosessuali. Per Manes Bernardini è e resta prioritaria una politica centrata sulla famiglia.
A BOLOGNA CI SONO TROPPI TEATRI?:
Sulle difficoltà economico/finanziarie dei teatri cittadini, Bernardini risponde sottolineando la necessità di “fare sistema”, e realizzare una migliore gestione dei finanziamenti sul territorio bolognese. Il problema fino adesso è stata una mancanza di valorizzazione e di stare al passo con i tempi. Il problema di fondo è che è stato fatto poco dal punto di vista della promozione e dell’incentivazione dell’offerta senza una reale partecipazione di tutte le realtà e i contenitori cittadini. Il comune deve essere guida e garante di certe situazioni, deve essere colui che riesce a fare sistema e mettere insieme le sinergie di una città. La sua idea è quella di un aspetto manageriale della gestione cultura, con la persona giusta al posto giusto che abbia l’abilità di trovare risorse economiche da finalizzare ai progetti degni di essere finanziati e una funzione di guida della pubblica amministrazione che riesca a farsi garante nei confronti del privato, relativamente ai risultati raggiunti. Importante sarà il ruolo delle fondazioni bancarie che devono avere una ricaduta sul territorio e colmare il deficit finanziario e di budget che le pubbliche amministrazioni si trovano al momento a dover gestire. La cultura deve rientrare nell’ottica di fare sistema con quello che è il complesso produttivo bolognese (turismo e marketing territoriale).
CULTURA DEL TERRITORIO E ALTRE CULTURE:
Rispondendo ad una delle domande che si basava sulla questione di come il candidato si veda come “sindaco di tutti”, considerando Bologna una città ricca di persone che arrivano da paesi e città diverse, soprattutto del sud, Bernardini ha risposto introducendo l’argomento di come sia di fondamentale importanza nel suo programma il sostegno e la continuazione delle tradizioni locali in quanto espressione di un’identità e locomotore di tutte le altre. Sarà, per Bernardini, innanzitutto necessario preservare la cultura cittadina e concedere a chi viene a vivere a Bologna di manifestare e far conoscere anche la propria cultura, senza che ci sia alcuna prevaricazione, piuttosto che si pensi in un’ottica di vero scambio e rispetto tra culture diverse. Rispetto agli eventi e alle manifestazioni culturali bolognesi, Bernardini è molto critico sulla proposta di Aldrovandi di togliere il cinema da Piazza Maggiore, anzi bisognerebbe ritornare alle ricche estati bolognesi di qualche anno fa. “Invece di togliere bisogna aggiungere”. Gli eventi a cui pensa sono grandi e piccoli che si sommano tra loro, con tagli comunicativi diversi e di respiro non solo locale, ma nazionale e internazionale. Un’offerta diversificata senza tralasciare la qualità. “Bologna è tutta un museo” ma non viene sfruttata in tal senso. Bisogna riconoscere le potenzialità della città, in tal senso Bernardini propone l’istituzione di una social card che permetta di accedere a vari servizi compresa la cultura con prezzi agevolati e benefit per senza lavoro e famiglie numerose.
MOVIDA NOTTURNA:
Alla domanda su quale possa essere il rimedio per garantire il “diritto al riposo notturno” di residenti di alcune zone di Bologna, Bernardini sottolinea la necessità di tutelare la libertà individuale e che si può affrontare attraverso diversi step iniziando con quello di regolamentare le tipologie commerciali dei locali e responsabilizzarli e far capire che ci sono dei limiti da rispettare oltre i quali saranno necessari controlli e sanzioni.
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